Bruges, città sopravvissuta alla Grande Guerra

Bruges dopo l'invasione tedesca- © Brugge in Groote Oorlog 1418

Voglio raccontarvi una Bruges diversa: cupa, avvolta da tristezza e morte.
La Bruges che ha subito l’orrore della Grande Guerra e che in questi mesi, a 100 anni esatti da quel maledetto 4 agosto 1914, commemora i suoi caduti.

Lo spunto mi è stato dato dall’interessante mostra Brugge in Oorlog 14-18 in scena (è questo il termine giusto) nelle sale del Belfort in Markt.

Truppe tedesche sfilano in Markt a Bruges – © Brugge in Groote Oorlog 1418

L’allestimento su due piani (a terra la parte storica, al primo piano la sezione fotografica con immagini storiche provenienti dagli archivi di tutto il mondo), curato da Sophie de Schaepdrijver, Carl De Keyzer e David Van Reybruock, ripercorre i vari momenti della Grande Guerra, dalla minaccia che sembrava lontana, ai proclami del Re, ai momenti difficili della dominazione tedesca fino alla liberazione della città.

Con immagini, manifesti originali, ritagli di giornali e alcuni reperti storici (uniformi, kit di prima medicazione, medicinali…) e persino alcuni video (ahimè solo in olandese e privi di sottotitoli) dell’epoca, varcata quella porta, l’impressione è di un tuffo indietro in quegli anni bui.

Kit medico da trincea: il minimo indispensabile.

Una stampa allegorica: primavera 1914, la guerra sembra lontana e le nazioni giocano al cane che abbaia più forte

Dire che Bruges sia stata conquistata dai Prussiani è compito arduo…

La città fiamminga ha pagato la resa senza versare una goccia di sangue: per paura di rappresaglie dopo la caduta di Anversa (si vociferava di fucilazioni di massa di presunti cecchini), i cittadini di Bruges consegnarono spontaneamente tutte le armi alla Polizia, prima ancora dell’avanzata dei Tedeschi, che raggiunsero e presero possesso della città e dei suoi preziosi canali, il 4 ottobre 1914.
Anzi, in realtà una vittima ci fu: un ricognitore tedesco ucciso alle porte della città da un cecchino. Servì l’intervento del sindaco e del vescovo per evitare una severa rappresaglia.

Proclami di guerra nei manifesti originali

Uno zeppelin abbattuto nei pressi di Bruges- © Brugge in Groote Oorlog 1418

Superata Bruges la linea del fronte si spostò sull’Yser, nei pressi di Ypres, teatro di una sanguinosa battaglia pochi giorni dopo (la prima in cui i tedeschi usarono a sorpresa i gas mostarda – l’iprite, appunto – sterminando 2 battaglioni di 5000 alleati in pochi minuti).

La guerra si trasformò successivamente nella logorante battaglia di trincea, e Bruges divenne posto di comando, di rifugio e di svago (la prostituzione e le case chiuse dilagarono) per le prime linee tedesche impegnate sul fronte dell’Yser.

Mentre i giovani fiamminghi erano in trincea sul versante francese, per gli altri uomini in età da lavoro, l’amaro destino fu quello di lavorare (spesso gratuitamente in cambio di vitto e alloggio) per l’invasore impegnato nella costruzione del retroporto fortificato, base dei sottomarini U-Boot.

Bambini giocano alla guerra inscenando la fucilazione di un soldato tedesco – © Brugge in Groote Oorlog 1418

La fortezza navale di Bruges era molto ben difesa e, nei primi anni del conflitto, insieme alle basi di Zeebrugge e Oostende, divenne il punto di partenza delle spedizioni di sabotaggio tedesche. I sottomarini U-boot erano impegnati nella Kleine Kriege (piccola guerra) contro le navi alleate cariche di rifornimenti per le truppe al fronte.

Dopo la svolta del 1918, Bruges, proprio a causa della sua strategica base navale, subì numerosi bombardamenti, che fortunatamente risparmiarono il suo bellissimo centro storico oggi patrimonio dell’umanità UNESCO, ma causarono la morte di decine di civili.
La liberazione avvenne il 19 ottobre 1918, quando le truppe tedesche, dopo aver distrutto con le proprie mine la base navale, si ritirarono per l’imminente ed inarrestabile avanzata delle truppe alleate.

La commemorazione, iniziata nel momento dell’ingresso in città del Re Alberto, continua ancora oggi, e non solo in questa mostra: tutti i musei della città hanno allestito per l’occasione richiami alla Prima Guerra Mondiale (molto interessante quello al Museo delle Lampade – Lumina Domestica – con le pile tascabili e le illuminazioni da campo studiate per essere usate in trincea).

I papaveri simbolo dei caduti nei campi di Fiandre

[box type=”shadow”] Riprendete voi la lotta col nemico:
a voi passiamo la torcia, con le nostre
mani cadenti, e sian le vostre a tenerla alta.
e se non ci ricorderete, noi che moriamo,
non dormiremo anche se i papaveri
cresceranno sui campi di Fiandra.

In Flanders Field John McCrae[/box]

La Grande Guerra fu il primo e più grande conflitto della storia al cui termine si ricordarono non i generali o i comandanti, ma i caduti.
Ciascuno col suo nome nei memoriali, nelle targhe, nelle vie. Ciascuno con un fiore: il papavero, simbolo dei soldati alleati che hanno perso la loro giovane vita nelle trincee delle Fiandre.
E per i giovani caduti senza nome, ogni Nazione coinvolta, elesse il proprio Milite Ignoto, il simbolo di una generazione falcidiata dall’orrore della guerra, a cui rendere solenni onori.

Sono passati 100 anni, e la memoria di questo tragico evento oggi sembra si sta sbiadendo come quelle fotografie impresse sui sali d’argento.

Quel che ne resta è il ricordo che vive ancora nei racconti dei nostri bisnonni e il macabro fascino che la Grande Guerra suscita nelle nostre menti: storie di gesta eroiche, di armi ed equipaggiamenti terribilmente inadeguati, di sanguinosi e infruttuosi assalti.
Una guerra dai connotati medievali combattuta nel secolo in cui siamo nati, una guerra inutile come lo sono tutte le guerre, triste preludio di una ancora più grande e devastante combattuta 20 anni dopo.
Guerra da ricordare, perché non si ripeta mai più.

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14 – 18. Oorlog in Beeld | Brugge in Oorlog – Stad Brugge
Dove: Stadshallen Brugge – Markt 7, Bruges
Quando: dal 14.10.2014 al 22.02.2015
Sito web: Brugge1418.be
App iOS-Android: Brugge1418

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