C’è un momento, nella vita di chi vuole avvicinarsi al mondo dei bonsai, in cui guardare tutorial, perdersi tra i TikTok e osservare le bellissime piante nei garden non basta più. Nasce il bisogno di mettere davvero le mani nel verde, di capire cosa succede tra forbici, filo e radici, e soprattutto di farlo guidati da chi il bonsai lo vive ogni giorno.
Non vi dico l’entusiasmo di scoprire che proprio qui in Toscana, a due passi da Pistoia, si terrà un corso base pratico e teorico di bonsai in 4 giornate: un percorso pensato per chi vuole andare oltre la curiosità e iniziare a costruire competenze vere, concrete, applicabili da subito alle proprie piante.
Durante il corso non ci si limita ad ascoltare spiegazioni: si osserva, si prova, si sbaglia, si corregge. Si impara a leggere una pianta, a capire cosa può diventare, quando intervenire e quando, invece, avere la pazienza di aspettare (il mio punto dolente…).
Perché il bonsai non è solo tecnica, ma anche occhio, sensibilità e tempi giusti.

La classe, al Naturart Village

La teoria
Come si svolge un corso base di bonsai
La classe è al completo. Fin dalla prima serata siamo tutti incredibilmente puntuali. Ed entusiasti.
Prendiamo posto nella sala dedicata a laboratori e conferenze. Siamo al Naturart Village a pochi passi da Pistoia. Siamo abbracciati da piante ad alto fusto che ci fanno sentire un po’ in una giungla.
Non conosco nessuno. Poco importa, il motivo per cui siamo qui e la simpatia di Francesco e Andrea, i nostri maestri, ci permettono di prendere confidenza fin da subito.
Ci viene consegnato il welcome kit e poi gli esperti prendono subito la parola. La prima lezione è puramente teorica ma mai noiosa. Anche dai concetti più banali vengono fuori curiosità e caratteristiche specifiche di questa appassionante arte orientale del bonsai.
Che cos’è un bonsai?
Sembrerebbe facile rispondere. Ma rispondere bene, non lo è.

Dimostrazione di potatura con Andrea
E poi, sapevate che tutti i bonsai sono da esterno? Si tratta infatti di alberi o cespugli con tronco legnificato che vivono in natura all’aria aperta. Quando acquistiamo (o realizziamo con le nostre mani) un bonsai, non dobbiamo pensare di posizionarlo in bella mostra in salotto. Il posto giusto dove posizionare un bonsai è fondamentale per la sua sopravvivenza. Andrà in giardino, in terrazza, in veranda o comunque il un luogo esterno, freddo in inverno e caldo in estate.
I bonsai non temono le temperature rigide nè quelle calde estive. Ovviamente, bisogna mostrare qualche accortezza quando queste si fanno estreme. A soffrire principalmente non è la chioma, come è più facile pensare per chi non è del settore. Gelo o sole rovente creano grossi danni alle radici in quanto il piccolo vaso in cui sono risposte si surriscalda o congela molto rapidamente. Meglio prendere precauzioni con ombreggianti o doppi vasi che creino uno strato di protezione.
Un discorso a parte, ovviamente, maritano le essenze tropicali. Non è raro trovare in vendita, anche nei supermercati, bonsai di ginseng. Ecco, questi non sono essenze che vivono naturalmente nelle nostre zone e quindi sono da portare al riparo in casa nei mesi più rigidi.

Sono molti i trucchetti che ho imparato durante questo corso base di bonsai.
La cura delle radici è importante quanto quella della chioma, se non di più. Per restare “comode” all’interno di quei micro vasetti tipici dei bonsai dovranno essere selezionate e potate. Ancora meglio, dovranno essere fatte crescere secondo tecniche specifiche per le radici dei bonsai.
La tecnica della mattonella consiste nel posizionare una mattonella sotto le radici ben aperte. L’albero può essere così piantato in terra o in un vaso ma le radici saranno sempre vincolate a crescere in laterale o verso l’alto, mai in profondità . Questa tecnica permette di costruire un nebari (base della pianta bonsai) grazioso e funzionale.
Ora, non posso certo stare qui a svelarvi tutti i segreti che ho carpito durante il corso bonsai di 4 serate…
Come ad esempio la gestione dei concimi organici e inorganici a seconda della fase di crescita o mantenimento del vostro bonsai.
O quali stili si adattano meglio a seconda dell’essenza che si sta lavorando… eretto formale, informale, a cascata, a scopa rovesciata…
Le lezioni di pratica
Però due parole le voglio dedicare alla parte pratica. Quella che ci ha fatto preoccupare, poi stupire e poi sorridere. Quella che ha davvero trasformato un banale, seppur bellissimo, ginepro cinese nel MIO bonsai di ginepro cinese.
Al termine della prima serata, ho scelto il mio ginepro e già è stata un’impresa: uno più bello e vigoroso dell’altro.
Dalla seconda lezione abbiamo iniziato a lavorarci “sporcandoci” le mani.
All’interno del welcome kit abbiamo trovato una forbice per bonsai perfetta per la pulizia del tronco e la rimozione dei rametti più piccoli e fragili. Il bonsai ha preso già tutto un altro aspetto. Curato, preciso. Lo si cominciava “a vedere”.

La potatura

È stata dura ma poi con le forbici ci ho preso gusto…
La terza serata è stata la più dolorosa. Ecco la potatura vera, quella coi rami che fanno crack sotto la pressione delle tenaglie. Il ginepro inizia a spogliarsi e mostra le rughe del tronco ritorto. Ci fa vedere i suoi anni, le sue forme, le sue potenzialità . Ed è proprio quel che porteremo all’esasperazione nell’ultima serata del corso di bonsai. Con fili di alluminio e di rame, avvolgeremo tronco e tutti i rami dell’albero per completarlo attraverso la fase più creativa.

La filatura

Francesco fa uno schizzo prima di lavorare sulla forma
Sul posizionamento, devo ammetterlo, ho lasciato ampio spazio a Francesco Santini che, con la sua esperienza, si è mosso come un ninja per realizzare la sua ennesima opera d’arte.
Pulizia, potatura e filatura invece mi hanno dato grandi e personali soddisfazioni. Ho preso i complimenti anche del maestro! 😉 Li ho trovati passaggi molto rilassanti e tutto sommato abbastanza semplici e intuitivi per chi ha una buona manualità .

Il mio attestato


Il mio bonsai, a casa!
Sono state 4 serate che mi hanno immersa davvero nel mondo del bonsai, con le mani sporche di verde e la testa piena (si spera) di consapevolezza.
